venerdì 28 settembre 2007

Italiano: Intellettuali alternativi nel medioevo

Questa unità riguarda le figure di intellettuali alternativi nel medioevo. Vengono proposti agli alunni testi con domande alle quali devono rispondere.
I Carmina Burana, noti per la celebre orchestrazione che ne fece Carl Orff ( 1937), sono una famosa raccolta di canti anonimi, scritti in latino e medio-alto tedesco; essi sono contenuti in un codice del XIII sec., scoperto nel convento di Benediktbeuren, antica Bura Sancti Benedicti. Questi testi risalgono per lo più al periodo compreso tra il XII e il XIII sec. Sono espressione della cultura, della mentalità e del costume dei clerici vagantes delle città e degli studi medioevali.

1) Incipit Officium lusorum.
Introitus:Lugeamus omnes in Decio, diem mestum deplorantes pro dolore omnium lusorum: de quorum nuditate gaudent Decii et collaudant filium Bacchi.Versus:Maledicant Decio in omni tempore; semper fraus eius in ore meo.

II.Fraus vobis!
Tibi leccatori!

III.Oratio:Ornemus! Deus, qui nos concedis trium Deciorum maleficia colere: da nobis in eterna tristitia de eorum societate lugere. IV.Epistola:Lectio actuum apopholorum. In diebus illis multitudinis ludentium erat cor unum et tunica nulla, et hiems erat, et iactabant vestimenta secus pedes accomodantis, qui vocabatur Landrus. Landrus autem erat plenus pecunia et fenore et faciebat damna magna in loculis accomodans singulis, prout cuiusque vestimenta valebant.

Traduzione

Qui inizia la messa dei giocatori
Canto d’ingresso:
Piangiamo tutti in Decio(1), deplorando questo triste giorno che ha recato dolore a tutti i giocatori: della loro nudità gioiscono i seguaci di Decio, lodando il figlio di Bacco.
Versetti: Maledicano Decio in ogni tempo; sulla mia bocca saranno sempre le sue frodi.
La frode sia con voi.
E con te anima ingorda!
Preghiera: Puntiamo! O Decio, che ci concedi di coltivare i malefici dei tre dadi : lasciaci piangere della loro unione in eterna mestizia.
Lettura: Dagli atti dei santi giocatori: In quei giorni la moltitudine dei giocatori aveva un cuore solo ma non possedeva nessun mantello, ed era inverno e tutti gettavano le vesti ai piedi di un usuraio che si chiamava Leandro. Leandro possedeva invece molto denaro, riscuoteva grandi interessi e procurava gravi danni alle borse, prestando denaro secondo il valore dei vestiti.
Dai “Carmina Burana”
1) Decio = Decio, dio del gioco, da det in francese = dado

Santa Messa
Introitus della messa dell’Ognissanti
Rallegriamoci tutti nel Signore,celebrando la festa in onore di tutti i Santi.Di questa loro solennità si rallegrano gli angeli e lodano tutti insieme il Figlio di Dio.

Versetti Salmo XXXII:
Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca avrò sempre la sua lode
Prima della colletta il sacerdote dice: La pace sia con voi
Lettura Atti degli Apostoli IV,32-35
La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma ogni cosa era fra loro comune. Con grande forza gli apostoli rendevano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti essi godevano di grande stima. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno.

Metti in luce in che senso si possa parlare nel I testo di rovesciamento rispetto alla messa

2) Leggi i seguenti testi, il primo è un passo tratto da Saturnalia un romanzo giallo di Danila Comaschi Montanari del 2002, ambientato nel 46 d.c. , il secondo è una testimonianza del monaco Teodoro Balsamon relativa al carnevale medioevale

a) “Ai piedi della Velia (1), la festa (2) continuava. Quella, infatti, era una sera speciale, l'unica in cui gli schiavi fossero liberi di gozzovigliare per strada, bere a volontà e darsi al buon tempo, dimentichi dei loro duri doveri quotidiani. La notte dei contrari, coi servi nel ruolo dei padroni, le donne in quello degli uomini, i bambini alposto degli adulti. La notte in cui era lecito impazzire, l'eccezione che confermava la regola, perché ogni cosa, il giorno seguente, potesse andare avanti come prima.”
1)Velia: altura di fronte alla via Sacra, la via principale del foro romano, sulla quale sorgevano templi
2) Si tratta dei Saturnali un'antica festività della religione romana in onore di Saturno e della mitica età dell'oro, epoca di prosperità in cui la terra produce spontaneamente i suoi frutti, l’uomo è esente da malattie e lavoro; si svolgevano dal 17 al 23 dicembre.

b) ” Gli attori, inoltre, indossano ogni tipo di maschera, e senza timore si fanno beffe degli uomini di chiesa e dei monaci. Ma anche certi chierici, in occasione di determinate feste, indossano e imitano vari tipi di maschere: e talvolta, appunto, cinta la spada e con abiti militari procedono nel mezzo alla chiesa, tal altra invece avanzano vestiti da monaci, o da quadrupedi. Quando dunque chiesi come mai si permettesse di fare simili cose, non ebbi altra risposta se non che si facevano per un’usanza che durava da lungo tempo “.

Che analogia riscontri tra i saturnali latini e il testo proposto Teodoro Balsamon , monaco a Costantinopoli nel XII sec ?

3) Sembra che il nome di Carnevale derivi dal latino carnem levare (togliere la carne), in riferimento all'antica tradizione medievale di celebrare, al termine di un lungo periodo dedicato ai divertimenti, un banchetto "d'addio alla carne" la sera precedente il mercoledì delle ceneri, in previsione dei digiuni e delle penitenze quaresimali. Osserva il quadro di Pieter Bruegel (1525-1569), un pittore fiammingo. Il quadro è intitolato combattimento del Carnevale e della Quaresima






Come sono rappresentati carnevale e quaresima?






4) Andiamo ora ad ascoltare un canto moderno che riecheggia componimenti medioevali.
♫ Fanfulla da Lodi

Fanfulla da Lodi (testo)
Evviva gli ombrelli Pirelli
che paran gli uccelli, che paran gli uccelli,
Evviva gli ombrelli Pirelli
che paran gli uccelli, dall'umidità.

Il barone Fanfulla da Lodi,
condottiero di gran rinomanza,
fu condotto un bel giorno in istanza
da una donna dai facili amor.

Era vergine il prode Fanfulla,
ma alla vista di tanta maliarda
tirò fuori la casta alabarda
e con zelo si mise a giostrar.

Gran condottier, gran cavalier,
cessa di far la guerra, la guerra, la guerra;
gran condottier, gran cavalier,
cessa di far la guerra e vieni a goder!

Metti in luce le analogie con i Carmina Burana

Il giullare
5) “Vi sono tre generi di istrioni. Taluni trasformano e trasfigurano i loro corpi con danze turpi ed atti turpi, sia denudandosi, sia rivestendo maschere orrende: tutti cotali devono essere condannati, a meno che non lascino il loro mestiere. Ed anche altri ve ne sono che non fanno nulla, ma si comportano colpevolmente, perché non hanno fissa dimora, ma accompagnano le corti dei grandi e dicono obbrobri e ignominie dei lontani per ingraziarsi gli altri. V’è inoltre un terzo genere di istrioni, che hanno strumenti musicali per dilettare la gente,e di cotali i generi sono due. Taluni infatti frequentano le pubbliche taverne e le compagnie scostumate, e quivi cantano varie canzoni per indur la gente a dissolutezza, e devono essere condannati come gli altri. Ma altri ve ne sono e si chiamano giullari, che cantano la vita dei principi e dei santi, e recano conforto alla gente in mezzo agli affanni e alla sventura, e si guardano dalle innumerevoli turpitudini […] di quelli che per incantesimi o in altro modo fanno apparire qualcosa come dei fantasmi. Se non fanno così, ma cantano sui loro strumenti le gesta dei principi e altrettante cose utili per isvago della gente, come s’è detto sopra, costoro possono sussistere.”Tommaso Cabham , arcivescovo di Canterbury vissuto all’inizio del XIII sec.

1) In questo documento sono elencati vari tipi di giullare : individuali. Tieni conto che non c’è sostanziale differenza tra giullare e istrione
2) Individua i motivi di condanna della chiesa
3) Quale genere di giullari salva dalla condanna Tommaso Cabham? Perché?

Documenti iconografici Vedi libro di testo pag 151 e seguenti


6) Visione di una parte di mistero buffo (Zanni) di Dario Fo
Chiarisci in che senso Dario Fo sia un giullare

San Francesco Giullare di Dio
♫ Branduardi Cantico delle creature

analisi del cantico delle creature


PROF.SSA MARINORA ROFFI (ITALIANO)
































martedì 25 settembre 2007

La lettura di Cornelio Nepote ci fa comprendere come i romani consideravano l'idea di differenza

1. Non dubito che saranno i piu', o Attico, a giudicare questo genere di scrittura leggero e non abbastanza degno del carattere di uomini eccellenti quando leggeranno il racconto su chi ha insegnato la musica a Epaminonda o quando leggeranno che si ricorda tra le sue virtu' che bene danzava e che con maestria suonava il flauto. 2 Ma si tratterà al solito di quelli che, ignari di cultura greca, riterranno conveniente solo ciò che è conforme alle loro abitudini. 3 Se questi si renderanno conto che non tutti hanno lo stesso concetto di ciò che è onorevole e di ciò che è turpe, ma che tutto si giudica in conformità delle consuetudini degli antenati, non si meraviglieranno se noi, nel trattare dei meriti dei Greci, abbiamo seguito i loro costumi. 4 Per Cimone, ad esempio, uno dei più eminenti Ateniesi, non era cosa turpe aver per moglie una sorella consanguinea dato che i suoi concittadini seguivano la stessa usanza; invece questo secondo i nostri costumi è ritenuto un'empietà. A Creta è titolo di lode per i giovani aver avuto il maggior numero possibile di amasi. A Sparta non c'è vedova per quanto nobile che non si rechi, dietro mercede, ad un banchetto. 5. L'essere nominato vincitore a Olimpia era tenuto in gran merito in quasi tutta la Grecia; senza dubbio per quelle genti mostrarsi in scena ed essere spettacolo per il popolo non fu motivo di infamia per nessuno. Tutto questo invece da noi è considerato in parte disonorevole, in parte spregevole, in parte disonesto. 6 Al contrario sono onorevoli, secondo i nostri costumi, parecchie usanze che presso di loro vengono ritenute indecorose. Quale Romano per esempio si vergogna di portare ad un banchetto la moglie o quale padrona di casa non risiede nella parte anteriore della casa e non fa vita di società. 7 Ben diversamente stanno le cose in Grecia: la donna non è ammessa a un banchetto se non di parenti e risiede solo nella parte più interna della casa chiamata gineceo, dove nessuno ha accesso se non i parenti più stretti. 8. Ma sia la grandezza dell'opera sia l'impazienza di raccontare ciò cui ho dato inizio mi impediscono di proseguire qui oltre. Verremo perciò al nostro scopo e in questo libro esporremo la vita dei piu' straordinari condottieri.


M.me Angela Guiducci , professeur de Latin de la classe IIICln

1] MILTIADES, Cimonis filius, Atheniensis, cum et antiquitate generis et gloria maiorum et sua modestia unus omnium maxime floreret eaque esset aetate, ut non iam solum de eo bene sperare, sed etiam confidere cives possent sui talem eum futurum, qualem cognitum iudicarunt, accidit, ut Athenienses Chersonesum colonos vellent mittere. 2 Cuius generis cum magnus numerus esset et multi eius demigrationis peterent societatem, ex his delecti Delphos deliberatum missi sunt, [qui consulerent Apollinem,] quo potissimum duce uterentur. Namque tum Thraeces eas regiones tenebant, cum quibus armis erat dimicandum. 3 His consulentibus nominatim Pythia praecepit, ut Miltiadem imperatorem sibi sumerent: id si fecissent, incepta prospera futura. 4 Hoc oraculi responso Miltiades cum delecta manu classe Chersonesum profectus cum accessisset Lemnum et incolas eius insulae sub potestatem redigere vellet Atheniensium, 5 idque Lemnii sua sponte facerent, postulasset, illi irridentes responderunt tum id se facturos, cum ille domo navibus proficiscens vento aquilone venisset Lemnum. Hic enim ventus ab septentrionibus oriens adversum tenet Athenis proficiscentibus. 6 Miltiades morandi tempus non habens cursum direxit, e quo tendebat, pervenitque Chersonesum.

4]Dario poi, ritornato dall'Europa in Asia, poichè gli amici consigliavano di ridurre in suo potere la Grecia, allestì una flotta di cinquecento navi e vi pose a capo Dati e Artaferne; a costoro diede duecentomila fanti e diecimila cavalieri, adducendo come pretesto di essere nemico degli Ateniesi perchè con il loro aiuto gli Ioni avevano espugnato Sardi e avevano annientato i suoi presidi. 2. Quei comandanti regi, approdata la flotta in Eubea, presero rapidamente Eretria e catturarono tutti gli abitanti di quella regione e li mandarono dal re in Asia. Poi si avvicinarono all'Attica e sbarcarono le loro truppe sulla pianura di Maratona. Questa dista circa diecimila passi dalla città di Atene. 3.Gli Ateniesi, turbati da questo attacco così vicino e grande, a nessun altro chiesero aiuto se non agli Spartani e inviarono a Sparta Filippide, uno di quei corrieri che si chiamano emerodromi, per riferire quanto fosse urgente l'aiuto di cui avevano bisogno. 4. Intanto in patria si nominano dieci condottieri per comandare l'esercito, tra questi Milziade. Ma tra loro ci fu un'aspra contesa: se difendersi entro le mura o andare contro i nemici e combattere in campo aperto. 5.Solo Milziade insisteva con grande energia perchè si allestisse l'accampamento al piu' presto: diceva che se questo fosse stato fatto sia il coraggio sarebbe cresciuto nei concittadini, vedendo che non si diffidava del loro valore, sia i nemici sarebbero stati piu' cauti se avessero capito che si osava combattere contro di loro con truppe cosò esigue.
5] Hoc in tempore nulla civitas Atheniensibus auxilio fuit praeter Plataeenses. Ea mille misit militum. Itaque horum adventu decem milia armatorum completa sunt; quae manus mirabili flagrabat pugnandi cupiditate. 2 Quo factum est, ut plus quam collegae Miltiades valeret. 3 Eius ergo auctoritate impulsi Athenienses copias ex urbe eduxerunt locoque idoneo castra fecerunt. Dein postero die sub montis radicibus acie [e] regione instructa non apertissuma - namque arbores multis locis erant rarae - proelium commiserunt hoc consilio, ut et montium altitudine tegerentur et arborum tractu equitatus hostium impediretur, ne multitudine clauderentur. 4 Datis etsi non aequum locum videbat suis, tamen fretus numero copiarum suarum confligere cupiebat eoque magis, quod, priusquam Lacedaemonii subsidio venirent, dimicare utile arbitrabatur. Itaque in aciem peditum centum, equitum decem milia produxit proeliumque commisit. 5 In quo tanto plus virtute valuerunt Athenienses, ut decemplicem numerum hostium profligarint adeoque perterruerint, ut Persae non castra, sed naves petierint. Qua pugna nihil adhuc exstitit nobilius. Nulla enim umquam tam exigua manus tantas opes prostravit.

On essaye de répondre à ces questions: en italien, pour M.me guiducci et ensuite, oralement, pour le cours de M.me Marino, en français!

Prefazione di Cornelio Nepote

1. Riporta i comportamenti dei Greci che un romano avrebbe giudicato vergognosi.
2. Riporta gli usi romani che i Greci avrebbero giudicato sconvenienti.
3. Esprimi tu un tuo giudizio sui costumi, greci o romani, che giudichi immorali, sconvenienti o vergognosi.
4. Ti sembra che il relativismo culturale di Nepote riguardi solo i costumi degli “ altri” o si estenda, invece, anche ai mores romani? Motiva la risposta.
5. M. de Montagne nel XVI secolo scriveva “ I barbari non ci appaiono per nulla più strani di quanto noi sembriamo a loro, né con maggior ragione “ ( Della consuetudine). Su che cosa si fonda il relativismo culturale di Montagne? Su che cosa quello di Nepote?
6. Qual è il criterio, secondo Nepote, per giudicare ciò che è onorevole e ciò che non lo è?
7. Nella cultura moderna le res novae, le novità sono viste con sospetto o sono accolte con favore? Sapresti motivare la risposta?