martedì 25 settembre 2007

La lettura di Cornelio Nepote ci fa comprendere come i romani consideravano l'idea di differenza

1. Non dubito che saranno i piu', o Attico, a giudicare questo genere di scrittura leggero e non abbastanza degno del carattere di uomini eccellenti quando leggeranno il racconto su chi ha insegnato la musica a Epaminonda o quando leggeranno che si ricorda tra le sue virtu' che bene danzava e che con maestria suonava il flauto. 2 Ma si tratterà al solito di quelli che, ignari di cultura greca, riterranno conveniente solo ciò che è conforme alle loro abitudini. 3 Se questi si renderanno conto che non tutti hanno lo stesso concetto di ciò che è onorevole e di ciò che è turpe, ma che tutto si giudica in conformità delle consuetudini degli antenati, non si meraviglieranno se noi, nel trattare dei meriti dei Greci, abbiamo seguito i loro costumi. 4 Per Cimone, ad esempio, uno dei più eminenti Ateniesi, non era cosa turpe aver per moglie una sorella consanguinea dato che i suoi concittadini seguivano la stessa usanza; invece questo secondo i nostri costumi è ritenuto un'empietà. A Creta è titolo di lode per i giovani aver avuto il maggior numero possibile di amasi. A Sparta non c'è vedova per quanto nobile che non si rechi, dietro mercede, ad un banchetto. 5. L'essere nominato vincitore a Olimpia era tenuto in gran merito in quasi tutta la Grecia; senza dubbio per quelle genti mostrarsi in scena ed essere spettacolo per il popolo non fu motivo di infamia per nessuno. Tutto questo invece da noi è considerato in parte disonorevole, in parte spregevole, in parte disonesto. 6 Al contrario sono onorevoli, secondo i nostri costumi, parecchie usanze che presso di loro vengono ritenute indecorose. Quale Romano per esempio si vergogna di portare ad un banchetto la moglie o quale padrona di casa non risiede nella parte anteriore della casa e non fa vita di società. 7 Ben diversamente stanno le cose in Grecia: la donna non è ammessa a un banchetto se non di parenti e risiede solo nella parte più interna della casa chiamata gineceo, dove nessuno ha accesso se non i parenti più stretti. 8. Ma sia la grandezza dell'opera sia l'impazienza di raccontare ciò cui ho dato inizio mi impediscono di proseguire qui oltre. Verremo perciò al nostro scopo e in questo libro esporremo la vita dei piu' straordinari condottieri.


M.me Angela Guiducci , professeur de Latin de la classe IIICln

1] MILTIADES, Cimonis filius, Atheniensis, cum et antiquitate generis et gloria maiorum et sua modestia unus omnium maxime floreret eaque esset aetate, ut non iam solum de eo bene sperare, sed etiam confidere cives possent sui talem eum futurum, qualem cognitum iudicarunt, accidit, ut Athenienses Chersonesum colonos vellent mittere. 2 Cuius generis cum magnus numerus esset et multi eius demigrationis peterent societatem, ex his delecti Delphos deliberatum missi sunt, [qui consulerent Apollinem,] quo potissimum duce uterentur. Namque tum Thraeces eas regiones tenebant, cum quibus armis erat dimicandum. 3 His consulentibus nominatim Pythia praecepit, ut Miltiadem imperatorem sibi sumerent: id si fecissent, incepta prospera futura. 4 Hoc oraculi responso Miltiades cum delecta manu classe Chersonesum profectus cum accessisset Lemnum et incolas eius insulae sub potestatem redigere vellet Atheniensium, 5 idque Lemnii sua sponte facerent, postulasset, illi irridentes responderunt tum id se facturos, cum ille domo navibus proficiscens vento aquilone venisset Lemnum. Hic enim ventus ab septentrionibus oriens adversum tenet Athenis proficiscentibus. 6 Miltiades morandi tempus non habens cursum direxit, e quo tendebat, pervenitque Chersonesum.

4]Dario poi, ritornato dall'Europa in Asia, poichè gli amici consigliavano di ridurre in suo potere la Grecia, allestì una flotta di cinquecento navi e vi pose a capo Dati e Artaferne; a costoro diede duecentomila fanti e diecimila cavalieri, adducendo come pretesto di essere nemico degli Ateniesi perchè con il loro aiuto gli Ioni avevano espugnato Sardi e avevano annientato i suoi presidi. 2. Quei comandanti regi, approdata la flotta in Eubea, presero rapidamente Eretria e catturarono tutti gli abitanti di quella regione e li mandarono dal re in Asia. Poi si avvicinarono all'Attica e sbarcarono le loro truppe sulla pianura di Maratona. Questa dista circa diecimila passi dalla città di Atene. 3.Gli Ateniesi, turbati da questo attacco così vicino e grande, a nessun altro chiesero aiuto se non agli Spartani e inviarono a Sparta Filippide, uno di quei corrieri che si chiamano emerodromi, per riferire quanto fosse urgente l'aiuto di cui avevano bisogno. 4. Intanto in patria si nominano dieci condottieri per comandare l'esercito, tra questi Milziade. Ma tra loro ci fu un'aspra contesa: se difendersi entro le mura o andare contro i nemici e combattere in campo aperto. 5.Solo Milziade insisteva con grande energia perchè si allestisse l'accampamento al piu' presto: diceva che se questo fosse stato fatto sia il coraggio sarebbe cresciuto nei concittadini, vedendo che non si diffidava del loro valore, sia i nemici sarebbero stati piu' cauti se avessero capito che si osava combattere contro di loro con truppe cosò esigue.
5] Hoc in tempore nulla civitas Atheniensibus auxilio fuit praeter Plataeenses. Ea mille misit militum. Itaque horum adventu decem milia armatorum completa sunt; quae manus mirabili flagrabat pugnandi cupiditate. 2 Quo factum est, ut plus quam collegae Miltiades valeret. 3 Eius ergo auctoritate impulsi Athenienses copias ex urbe eduxerunt locoque idoneo castra fecerunt. Dein postero die sub montis radicibus acie [e] regione instructa non apertissuma - namque arbores multis locis erant rarae - proelium commiserunt hoc consilio, ut et montium altitudine tegerentur et arborum tractu equitatus hostium impediretur, ne multitudine clauderentur. 4 Datis etsi non aequum locum videbat suis, tamen fretus numero copiarum suarum confligere cupiebat eoque magis, quod, priusquam Lacedaemonii subsidio venirent, dimicare utile arbitrabatur. Itaque in aciem peditum centum, equitum decem milia produxit proeliumque commisit. 5 In quo tanto plus virtute valuerunt Athenienses, ut decemplicem numerum hostium profligarint adeoque perterruerint, ut Persae non castra, sed naves petierint. Qua pugna nihil adhuc exstitit nobilius. Nulla enim umquam tam exigua manus tantas opes prostravit.

On essaye de répondre à ces questions: en italien, pour M.me guiducci et ensuite, oralement, pour le cours de M.me Marino, en français!

Prefazione di Cornelio Nepote

1. Riporta i comportamenti dei Greci che un romano avrebbe giudicato vergognosi.
2. Riporta gli usi romani che i Greci avrebbero giudicato sconvenienti.
3. Esprimi tu un tuo giudizio sui costumi, greci o romani, che giudichi immorali, sconvenienti o vergognosi.
4. Ti sembra che il relativismo culturale di Nepote riguardi solo i costumi degli “ altri” o si estenda, invece, anche ai mores romani? Motiva la risposta.
5. M. de Montagne nel XVI secolo scriveva “ I barbari non ci appaiono per nulla più strani di quanto noi sembriamo a loro, né con maggior ragione “ ( Della consuetudine). Su che cosa si fonda il relativismo culturale di Montagne? Su che cosa quello di Nepote?
6. Qual è il criterio, secondo Nepote, per giudicare ciò che è onorevole e ciò che non lo è?
7. Nella cultura moderna le res novae, le novità sono viste con sospetto o sono accolte con favore? Sapresti motivare la risposta?

Nessun commento: